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15 GIUGNO: UN’OPPORTUNITA’ DA NON PERDERE PER LE AZIENDE DEL TERRITORIO

15 GIUGNO: UN’OPPORTUNITA’ DA NON PERDERE PER LE AZIENDE DEL TERRITORIO

 

Con il D.Lgs 14/2019, il legislatore ha introdotto un ulteriore elemento di novità in tema di assetti organizzativi, amministrativi e contabili. Per un’azienda, però, dotarsi di adeguati assetti non dovrebbe essere visto come un mero obbligo, ma anche come una buona pratica di cultura d’impresa in grado di portare benefici concreti. Eppure, sotto questo versante, la strada da percorrere resta ancora lunga.

Per esempio, in tema di adeguati assetti e PMI, risulta interessante una ricerca condotta nel giugno 2020 da un gruppo di lavoro dell’Università degli Studi di Torino guidato dal Prof. Fabrizio Bava. La stessa si è proposta di individuare, tramite un questionario online anonimo su un cluster di 148 aziende di Piemonte e Liguria, lo stato dell’arte circa l’adozione delle nuove previsioni di legge (Codice Civile e Codice della Crisi d’impresa). Circa il 40% del campione dichiarava di non redigere alcun tipo di documento di natura previsionale e circa un terzo affermava di non ritenere tali strumenti importanti. L’esperienza diretta maturata sul campo dal nostro Studio ci fa ritenere che in questi tre anni la situazione non sia di molto migliorata. Ecco perchè l’iniziativa promossa da Assolombarda in programma a Lainate il prossimo 15 giugno è da considerarsi non solo come un nuovo appuntamento di networking e di aggregazione territoriale, ma come l’occasione per toccare con mano un tema destinato a diventare sempre più importante per le aziende.

Il programma dell’evento del 15 giugno

Giancarlo Muliari, con i professionisti delle Aree Diritto d’impresa e Credito e Finanza di Assolombarda, rispettivamente Francesca Affini e Alessandro Bielli, approfondirà i vantaggi dell’adozione di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili e del monitoraggio dell’attività d’impresa attraverso l’esame del caso di successo di una PMI. Inoltre sarà illustrato Bancopass, uno strumento di monitoraggio che l’Assolombarda mette a disposizione delle imprese e che consente di prevenire e gestire eventuali squilibri economico-finanziari-patrimoniali.

L’occasione sarà propizia anche per una visita della Greenlam Decolan SA, azienda fondata nel Duemila che nel giro di vent’anni è arrivata ad essere tra i leader europei nel settore dei laminati HPL.

VIAGGIO TRA I MUSEI D’IMPRESA E LA MEMORIA AZIENDALE – INTRODUZIONE

 

Fate mente locale e pensate al vostro comune di residenza o a quello che ospita il vostro posto di lavoro. Quanti musei d’impresa esistono in questi comuni? È probabile che la risposta non sia molto incoraggiante. Certo, non mancano brillanti eccezioni sul territorio, a cui dedicheremo nei prossimi numeri degli approfondimenti, come il museo Officina Rancilio 1926 di Parabiago, il Museo CIFA a Senago, la Galleria Campari a Sesto San Giovanni, il MUMAC del Gruppo Cimbali a Binasc e naturalmente il museo storico dell’Alfa Romeo di Arese; è vero anche che i musei aziendali sono in aumento e che la sensibilità sul tema è maggiore rispetto anche a qualche anno fa, grazie anche alla meritoria opera dell’associazione Museimpresa. Tuttavia è indubbio che ci sia ancora tanto da lavorare sul versante della valorizzazione della memoria aziendale. Il discorso vale innanzitutto per molte grandi aziende, ma anche noi piccole e medie imprese siamo chiamate a fare di più. Non tutti possono pensare di realizzare un museo d’impresa, per il quale occorre innanzitutto una storia, uno spazio adeguato, reperti ed una certa disponibilità d’investimento; quasi tutti, però, potrebbero in qualche modo valorizzare la loro storia: con un opuscolo, non facendo passare invano un anniversario, ritagliando un piccolo spazio all’interno dell’azienda dove raccontarsi, attraverso oggetti o pannelli descrittivi. Questa lacuna diventa ancor più sorprendente, se pensiamo che l’Italia è storicamente un paese ad alta presenza museale e che il nostro territorio, quello del Nord Ovest Milano, è uno dei più rilevanti dal punto di vista industriale ed economico non solo del Paese, ma dell’intera Europa. 

Perché un’impresa, anche di piccole dimensioni, dovrebbe valorizzare la sua storia? Ci sono almeno tre ragioni, ideali e concrete. Innanzitutto sarebbe importante non disperdere un vero e proprio patrimonio di memoria, che come tale è sempre unico e peculiare; inoltre, far conoscere il valore creato negli anni dall’impresa e la sua ricaduta concreta sul territorio assume un significato sempre più profondo nel nostro tempo, un tempo in cui continua ad imperare, soprattutto a livello di burocrazia amministrativa, un diffuso e malcelato pregiudizio anti-impresa. C’è poi un ulteriore aspetto di cui tenere conto: la storicità di un’impresa, infatti, può procurare vantaggi competitivi, in quanto è un dato oggettivo su cui fondare un giudizio di affidabilità ed un presupposto per il rafforzamento delle proprie competenze distintive. Non basta però avere una storia, bisogna che questa sia raggiungibile dal mercato; occorre, quindi, comunicarla in modo efficace. 

Ecco perché, ribadita ancora una volta l’importanza di coltivare la memoria d’impresa, intraprenderemo a partire dai prossimi numeri un viaggio tra le realtà più belle del nostro territorio nel campo dell’heritage aziendale.

 

Veduta esterna del museo aziendale Officina Rancilio 1926 di Parabiago, una delle realtà più significative del nostro territorio

ARTE-IMPRESA: L’AFFASCINANTE EPOPEA DEGLI HOUSE ORGAN – PRIMA PUNTATA

 

Cos’è l’arte? Secondo l’antropologo Marco Aime “l’arte nel suo significato più ampio comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme di creatività e di espressione estetica. Pertanto, l’arte è un linguaggio, ossia la capacità di trasmettere emozioni e messaggi“.

L’arte, secondo questa definizione in cui ci riconosciamo e che facciamo nostra, non è quindi da identificare solo con la pittura, la scultura, la poesia o la musica, ma racchiude ogni esperienza creativa in grado di suscitare emozione o trasmettere un messaggio. Ecco perché è arte al 100% l’ideazione della Gomma del Ponte e della sua campagna di marketing da parte di Francesco Oppi, che non a caso era un pittore oltre che un pubblicitario; ecco perché ci piace considerare arte anche l’epopea degli house organ aziendali nei decenni della grande industrializzazione italiana. Quelle pubblicazioni erano il frutto di visione, spesso avanti rispetto ai tempi, e pura creatività artigianale e possono quindi annoverarsi a buon diritto come un fulgido esempio del rapporto tra arte e impresa. In questo e nei prossimi numeri di “Persone, Ambiente e Territorio” faremo insieme un viaggio nella loro storia.

Daniele Oppi, ideatore della Gomma del Ponte, con il figlio Francesco, anch’egli artista

 

L’epoca d’oro degli house organ in Italia segue quella dell’industria: una prima fase di esperimenti pionieristici ed isolati tra fine Ottocento ed anni Venti, e poi un decollo progressivo dagli anni Trenta fino agli anni Settanta-Ottanta. Nati come esperimenti pubblicitari o fogli per la comunicazione interna, gli house organ sono diventati in quegli anni il luogo in cui tentare il coraggioso progetto di scambio e integrazione tra umanesimo e tecnica. Oggi ci soffermeremo sugli albori, come sempre ricchi di un fascino particolare.

L’antenato degli house organ in Italia è La Riviera Ligure fondata nel 1895 a Oneglia come foglio pubblicitario dello Stabilimento P. Sasso e Figli Produttori di Olii d’Oliva vergini. In realtà, già due anni prima, nel 1893, le Assicurazioni Generali avevano lanciato il loro primo mitico Bollettino, ma si trattava di una modesta pubblicazione di 3-4 pagine, senza particolare gusto estetico, ancora lontana dai numeri di pregevole fattura che caratterizzeranno il Bollettino dal primo Dopoguerra in poi. La Ditta Sasso propone invece una rivista attenta all’immagine, con diverse illustrazioni, a colori, con un’evidente cura del layout e dell’impaginazione grafica.

 

 

Con il formato di 20 x 30 cm, la rivista proponeva ben 12 pagine di articoli di cultura regionale, ricette, giochi e soprattutto informazioni sull’attività dell’azienda Sasso. Quattro anni dopo l’inizio delle pubblicazioni, sotto la direzione di Mario Novaro, la rivista diviene da trimestrale a mensile e compie un salto di qualità davvero notevole: nuovi disegni ed illustrazioni a corredo dei testi (Novaro chiama a collaborare alla testa vari artisti professionisti) e nuovi articoli, con un maggior risalto ai contenuti letterari che fanno diventare “La Riviera Ligure” una vera e propria pubblicazione culturale, coinvolgendo addirittura letterati del calibro di Pascoli, Pirandello e Grazia Deledda. L’house organ ligure in quegli anni arriva ad avere una tiratura dichiarata di 120.000 copie per numero, un dato da grande mensile. Purtroppo, l’esperimento della Riviera Ligure terminerà con la Grande Guerra, ma la traccia pionieristica lasciata da Novaro e dai suoi collaboratori non andrà dispersa.

Continua-

Fonti: fondazionenovaro.it ; houseorgan.net

 

L’imprenditore e filosofo Mario Novaro, direttore de La Riviera Ligure dal maggio 1899

LO SPUNTO DEL MESE – MAGGIO 2023

 

Abbiamo più volte ricordato cosa significhi essere oggi un’impresa coesiva: operare per creare un valore sostenibile, ancorando il profitto ad un’idea di crescita che guardi al lungo periodo e valorizzando le relazioni con il territorio e la comunità con cui l’azienda opera. Coesione e competitività sono tutt’altro che incompatibili: i dati, per esempio quelli di una recente indagine a cura dellla Fondazione Symbola e di Unioncamere, dimostrano che le aziende coesive sono anche più performanti, in quanto esprimono migliori tassi di crescita sia dei ricavi che degli occupati. In quest’ottica, considerando che le aziende non sono solo luoghi di produzione ma anche di relazione, la valorizzazione della propria identità aziendale è perfettamente coerente con un approccio strategico attento alla creazione di relazioni di valore e rappresenta un tratto distintivo del modo tutto italiano di fare impresa e di comunicare i valori aziendali.  

In questo e nei prossimi numeri daremo ampio spazio a queste tematiche, esaminando come sino state declinate nel recente passato e come siano fortunatamente ancora molto attuali e vive. In particolare ci soffermeremo su due pilastri di una moderna cultura d’impresa e dell’espressione di un’identità aziendale: la valorizzazione della propria storia e il legame tra l’impresa e l’arte, intesa come creatività ad ampio raggio. Anche i due eventi che vi proponiamo, quello avvenuto lo scorso 9 maggio e quello in programma il prossimo 15 giugno, hanno come filo conduttore, oltre al valore dell’aggregazione territoriale, un altro elemento di cultura d’impresa, ancora oggi spesso trascurato, quello dell’importanza dell’adozione di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili e del monitoraggio dell’attività aziendale.

Buona lettura!

ALESSANDRO TRENTINI ED IDEA PLAST: L’AZIENDA COME FUCINA DI IDEE

 

Riprendiamo il nostro viaggio tra imprese ed imprenditori del Nord Ovest Milano, per conoscere la loro storia e la loro visione su punti di forza, bisogni e mancanze del nostro territorio. Per questo numero abbiamo incontrato Alessandro Trentini, imprenditore da quando aveva poco più di vent’anni, fondatore e guida con la moglie Katja di Idea Plast, azienda lainatese attiva in tutta Italia e specializzata in sviluppo di servizi e soluzioni legati al mondo della plastica in ottica green, nata nel 2000 come evoluzione dello Studio Tecnico di Progettazione Alessandro Trentini, a sua volta fondato nel 1988.

Alessandro Trentini fotografato per un servizio del Corriere della Sera

 

Alessandro come nacque la tua voglia di diventare imprenditore?

Penso sia una cosa che ho sempre avuto dentro. Non ho mai cercato un impiego, ma un lavoro da sviluppare e che a sua volta creasse sviluppo. Anche nei tre anni da dipendente, dal 1984 al 1987, uno step necessario per acquisire la necessaria esperienza nel settore, la mia mentalità non è mai stata quella dell’impiegato.

Come si è arrivati alla nascita di Idea Plast?

Il mio percorso professionale, come ti ho accennato, è iniziato nel 1984, con i tre anni da dipendente all’azienda plastica Rotondaro Biagio di Nerviano. Alla fine dell’87 compresi sempre di più che mancava nel mondo della plastica, allora ancora agli albori, la figura dello studio di progettazione esterno in grado supportare le aziende del settore. E così, nel 1988, fondai lo Studio Trentini, che a metà anni Novanta arrivò a contare una decina di progettisti. Proprio in quegli anni però iniziai a percepire che il mercato non chiedeva più uno studio di progettazione e basta, ma un qualcosa capace di offrire un servizio completo alle aziende, dal progetto alla stampa, dall’idea al prodotto finito. Fu così che arrivai alla fondazione di Idea Plast, nel 2000.

Come è cambiata Idea Plast in questo (quasi) quarto di secolo?

Siamo cresciuti in termini di collaboratori e fatturato, oggi vicino ai 5 milioni, ma la cosa di cui vado più fiero è la continua crescita delle idee. Ecco, mi piace definire Idea Plast come una continua fucina di idee. Non tutte si possono realizzare, ma è questo continuo fermento a farci crescere. Ti porto alcuni esempi. Il più lontano nel tempo risale al 2004, quando progettammo per Esselunga la cassetta per la spesa a domicilio e la cassetta per frutta e verdura, con un occhio già proiettato alla seconda vita della plastica. In questi 15 anni di collaborazione abbiamo prodotto per Esselunga oltre 2 milioni e mezzo di pezzi. Nel 2008 abbiamo ideato un erogatore di marmellata sfusa, nel 2011 siamo stati i primi in Italia a creare giochi e arredi in plastica riciclata (la vera realtà è la seconda vita della plastica, non il plastic free!). Negli ultimi anni abbiamo aperto il nostro settore ricerca e sviluppo e collaboriamo con grandi aziende in progetti di sostenibilità, come ad esempio il pannello fotovoltaico montato su tegola in plastica riciclata, realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milani e l’azienda Roofy di Firenze. La ricerca è fondamentale per noi, è una delle nostre “5 R”. Le altre quattro sono riduzione, riuso, recupero e riciclo.

 

Scorcio dell’ingresso per i clienti di Idea Plast. Lo scivolo, prodotto dall’azienda, rappresenta la continua ricerca di settori di espansione da parte di Idea Plast, ormai protagonista anche nel mondo dei giochi per bambini

 

L’ultimo prodotto del dipartimento innovazione e ricerca di Idea Plast: le scarpe per le mucca da pascolo ed allevamento, per contrastarne la sempre più diffusa zoppia

 

Grazie allo sviluppo e alla forte crescita di Idea Plast in questi anni hai avuto modo di rapportarti con diversi territori del nostro Paese e diverse amministrazioni comunali. Quali sono secondo te i punti di forza del nostro territorio e quali invece gli aspetti da migliorare?

Il Nord Ovest Milano, ed in generale la Lombardia, hanno certamente una marcia in più a livello economico. Siamo la culla del lavoro e qui c’è un continuo fermento che non ha eguali in Italia, e forse non ne ha in Europa. Un aspetto critico è però la scarsa sinergia tra le imprese, l’incapacità o la mancanza di voglia di fare sistema, dovuta alla fortissima competizione tra aziende che permea tanti settori. Anche in questo caso ti porto un esempio pratico. Anni fa avevo tre clienti che facevano tutti e tre la stessa cosa, e cioè stampe, praticamente uno accanto all’altro. Capitò spesso che decisero di rinunciare a grandi commesse che da soli non erano in grado di portare avanti piuttosto che prendere insieme la commessa e dividersi il lavoro. In Toscana, altra regione che conosco bene, invece, forse perché arriva meno lavoro, quando occorre le aziende fanno sinergia, pur di non perdere le occasioni.

Anche tu hai avuto modo di toccare con mano una certa diffidenza verso le imprese da parte delle pubbliche amministrazioni?

Si, in questi anni è capitato spesso, senza distinzioni territoriali, e alla diffidenza si abbinava anche una certa sufficienza con cui inizialmente siamo stati trattati da alcune amministrazioni. Tuttavia, questa diffidenza è quasi sempre stata superata positivamente grazie alla reciproca conoscenza. Il problema è che spesso e volentieri questa conoscenza, preludio molte volte ad un rapporto che diventa di proficua collaborazione (come successo per esempio con l’attuale amministrazione di Lainate), matura in seguito ad un bisogno del tal Comune. Il bisogno porta a contattarci, la conoscenza fa superare la diffidenza e fa nascere collaborazione. Ecco perché è importante fare rete tra le imprese di un territorio e le rispettive PA, creando tavoli ed occasioni di incontro: a questo rapporto costruttivo e di reciproco riconoscimento si deve arrivare prima, e non solo quando matura un bisogno da parte del pubblico.

 

Un piccolo scorcio dei laboratori di Idea Plast: è anche da qui che si dà forma alle idee

 

1 MAGGIO, GRANDE FESTA A LAINATE: TORNA LA CINQ CASINOTT! INTERVISTA AD ERMINIO RAIMONDI

1 MAGGIO, GRANDE FESTA A LAINATE: TORNA LA CINQ CASINOTT! INTERVISTA AD ERMINIO RAIMONDI

 

Il prossimo 1° maggio, dopo quattro anni di stop forzato a causa della pandemia e dei suoi strascichi, tornerà ad accendersi la corsa podistica “I cinq casinott”, che quest’anno taglierà il traguardo della 45esima edizione. Il prossimo lunedì sarà davvero un giorno speciale per tutta Lainate, un giorno a suo modo storico: “I cinq casinott”, infatti, non solo rappresentano solamente un avvenimento sportivo, ma la festa popolare di gran lunga più partecipata della nostra città. In occasione del ritorno di questo evento così atteso, che lo Studio e la nostra famiglia supportano ormai da decenni, abbiamo incontrato Erminio Raimondi, organizzatore ed anima della corsa fin dai suoi albori.

 

Erminio Raimondi lo scorso marzo alla Stramilano, per promuovere la Cinq Casinott

 

Come nacque l’idea della Cinq Casinott?

L’idea arrivò a metà anni Settanta, tornando dalla Cinque Mulini. Non venne solo a me, ma a tutti i giovani del “Cantum da la Sciloria” che con me erano andati ad assistere alla corsa. Sulla via del ritorno, parlando, cominciammo a pensare di organizzare una corsa anche a Lainate, e così facemmo, nel 1976. La prima edizione, però, fu di rodaggio: parteciparono poche centinaia di ragazzi, quasi tutti dell’Oratorio. La svolta avvenne nella seconda edizione.

Cosa accadde dalla seconda edizione?

Nei mesi precedenti la seconda edizione ci fu una profonda unione di intenti da parte di tutto il Cantum, concretizzata da una grande riunione operativa al Bar Sole, che diede avvio ai preparativi. Era desiderio di tutti poter regalare alla nostra città e al nostro Oratorio qualcosa di davvero significativo e tutti ci dedicammo anima e corpo all’organizzazione, cominciando a stampare tanti volantini. Quell’impegno portò ad un notevole incremento dei partecipanti, che a sua volta, grazie al passaparola tra i podisti, fece da volano per la terza edizione e per quelle successive, e così nel giro di pochi anni la corsa divenne quel grande appuntamento che è ancora oggi. Un’altra cosa da raccontare, a proposito dell’evoluzione della Cinq Casinott, è che inizialmente non si teneva il primo maggio, ma in occasione di San Giuseppe, perché era la festa del nostro quartiere (all’epoca quel giorno si stava a casa dal lavoro), una festa bellissima e molto sentita, pensate che si andava avanti a mangiare tutti insieme per tre giorni! Lo spostamento al primo maggio fu quasi casuale: un anno il 19 marzo cadeva di domenica e temevamo che questo potesse comportare un calo dei partecipanti. Così, dopo un’edizione in aprile, individuammo come nuova data sperimentale la festa dei Lavoratori perché è una festa civile, non religiosa e che cade in piena primavera. Fu un successo e da quell’anno la collocazione non è più cambiata.

 

Cinq Casinott 1985

 

Da decenni sei per tutti l’anima e il volto della Cinq Casinott. Ci racconti come si sviluppa il tuo impegno di organizzatore?

Intanto è giusto ricordare che inizialmente era un lavoro totalmente di squadra anche a livello direttivo, non ero l’organizzatore principale, quello lo sono stato dalla terza edizione in poi, quando mi sono sempre più appassionato a questa corsa. Comunque il lavoro per il primo maggio inizia a dicembre, quando con l’aiuto dei miei figli Fabio e Marco comincio a sentire gli sponsor, che sono essenziali per la corsa e che ringrazio ancora una volta. Da febbraio, invece, quando è pronto il volantino, con i miei nipoti faccio il giro delle corse della regione, per promuovere la nostra. Gli ultimi giorni sono quelli più frenetici, con le persone che chiedono gli ultimi cartellini rimasti, la preparazione dei sacchi dei premi e dei punti di ristoro sparsi lungo il percorso. Per questi due aspetti devo dire un grande grazie ai tanti amici che danno una mano, in particolare a mia moglie Francesca, che prepara più di 40 cesti, agli amici del Cantum e a quelli del Gruppo Sportivo dell’Oratorio, sempre più insostituibili.

 

Pasquetta: Erminio con la sua famiglia alla corsa di Casterno per promuovere la Cinq Casinott

 

Cosa ti spinge ancora oggi ad impegnarti per la corsa insieme a famigliari, amici e Gruppo Sportivo dell’Oratorio? In questi anni quale è stata la soddisfazione più bella?

Quest’anno compirò 86 anni, e un po’ il peso dell’età lo sento, ma non potevo deludere gli amici e tutti coloro che in questi anni di pausa forzata mi chiedevano di tornare a organizzare la corsa. E poi c’è la voglia di continuare a fare qualcosa di buono per l’Oratorio e la nostra Parrocchia, a cui va il ricavato della manifestazione. Per quanto riguarda emozioni e soddisfazioni sono state davvero tante in questi anni, ma mi piace ricordare l’affetto con cui ogni anno vengo accolto alle corse invernali dove vado a promuovere la Cinq Casinott e la gioia dei partecipanti, che si complimentano per la bellezza unica del percorso, per i premi e per i ristori.

 

Partenza Cinq Casinott 2017: Erminio con il noto giornalista sportivo Gianluca Rossi, un fedelissimo della corsa

 

Uno dei famosi ristori della Cinq Casinott