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Semplificazione amministrativa e sburocratizzazione delle procedure nei rapporti fra PA e imprese sono da sempre al centro del dibattito pubblico e rappresentano un punto cardine del programma, per lo più disatteso, di ogni governo. Quali sono i punti maggiormente critici su cui intervenire? Certamente occorre implementare il limitato utilizzo di tecnologie digitali nell’erogazione dei servizi, ma c’è dell’altro. Uno studio di Deloitte Consulting del 2021 evidenzia che l’amministrazione pubblica italiana è poco efficiente anche perché troppo frammentata: la PA conta in totale circa 10.500 istituzioni, molte delle quali diverse tra loro nelle modalità operative e con competenze che spesso tendono ad accavallarsi. Infatti, solo l’1,7% degli organi burocratici è centralizzato, mentre il rimanente 98,3% è sparpagliato in organi locali. Il risultato è una generale complessità e ridondanza delle procedure amministrative, l’iper-regolamentazione normativa e l’incertezza giuridica. Un eccesso di norme e soggetti regolatori: un vero e proprio labirinto amministrativo, che rende difficile la vita alle imprese. Anche queste dinamiche favoriscono il permanere di un clima di diffidenza, quando non di ostilità, verso il mondo che produce.